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Copertina di AZZYKKY – Volume I

Storia e politica · Biografie e memorie

AZZYKKY – Volume I

Roma, storia e curiosità

Scritto da Locatelli writer

207 pagine0 lettoriNuovo nel catalogo

Roma è una città che non smette mai di sorprendere. Dietro ogni monumento, piazza e strada si nascondono storie, misteri, tradizioni e curiosità che attraversano i secoli. In questo primo volume, AZZYKKY accompagna il lettore in un viaggio attraverso la Città Eterna, raccontando episodi storici, leggende, personaggi e luoghi straordinari. Dai segreti del Pantheon e di Piazza San Pietro alla storia dei legionari romani, dalle Idi di marzo alla Liberazione di Roma, ogni capitolo offre uno sguardo diverso sulla città. Un libro illustrato dedicato a chi ama Roma e vuole riscoprirla attraverso racconti e approfondimenti. 17 capitoli illustrati per conoscere Roma da nuove prospettive. Parole chiave: Roma, storia di Roma, curiosità romane, AZZYKKY, monumenti di Roma, storia italiana, libri illustrati.

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AZZYKKY Volume I Roma, storia e curiosità Gian Marco De Eusebi Locatelli Writer

Copyright © 2026 Gian Marco De Eusebi. Tutti i diritti riservati. Edizione digitale: Locatelli Writer. È vietata la riproduzione, la distribuzione o la trasmissione non autorizzata di questa pubblicazione, in tutto o in parte, fatti salvi gli usi consentiti dalla legge. Le immagini hanno finalità illustrative e, ove indicato, costituiscono ricostruzioni artistiche o schemi divulgativi.

Indice 1.Capitolo 1. Roma in Time Lapse 2.Capitolo 2. Timer Lapse - Roma a 180° 3.Capitolo 3. Perché diciamo «na piotta»? 4.Capitolo 4. Giotto atterra a Fiumicino 5.Capitolo 5. Cosa sono le Idi di marzo? 6.Capitolo 6. La Scalinata di Trinità dei Monti 7.Capitolo 7. Quanto era alto un legionario romano? 8.Capitolo 8. La cripta segreta di Sant'Agnese in Agone 9.Capitolo 9. Via Rasella: cos'è successo? 10.Capitolo 10. Il mistero delle finestre dipinte sui palazzi di Roma 11.Capitolo 11. La linea bianca di Piazza San Pietro e il confine invisibile 12.Capitolo 12. La magia prospettica del buco della serratura dell'Aventino 13.Capitolo 13. Cose da sapere sull'Inno d'Italia 14.Capitolo 14. Cose da sapere sull'Inno d'Italia 15.Capitolo 15. 4 giugno 1944: Liberazione di Roma 16.Capitolo 16. Il Ponte Real Ferdinando 17.Capitolo 17. I sommelier nell'antica Roma

Capitolo 1: Roma in Time Lapse La città immobile, il tempo che corre 24 ottobre 2014 Un istante che diventa eternità Immaginiamo di trovarci nel cuore di Roma, in una delle sue piazze più conosciute. Intorno a noi tutto si muove. I turisti camminano con le macchine fotografiche tra le mani, qualcuno si ferma per consultare una mappa, altri attraversano velocemente lo spazio cercando di raggiungere la propria destinazione.

Le automobili scorrono lungo le strade, le ombre cambiano posizione e la luce del sole modifica lentamente il colore delle facciate. In mezzo a questo movimento continuo, qualcosa sembra rimanere immobile. Sono i monumenti.

Le colonne, le fontane, le facciate degli antichi palazzi e le grandi architetture che da secoli osservano la vita della città. È un contrasto al quale siamo talmente abituati da non accorgercene quasi più. Eppure, se potessimo accelerare il movimento degli uomini e osservare il paesaggio urbano da un punto fisso, scopriremmo qualcosa di sorprendente: mentre la nostra esistenza sembra consumarsi in una successione infinita di istanti, le testimonianze del passato continuano a occupare lo stesso spazio, attraversando generazioni e cambiamenti.

Questa è la suggestione dalla quale prende forma il nostro viaggio. Il 24 ottobre 2014 Gian Marco D’Eusebi pubblica Roma in Time Lapse, un progetto visivo realizzato attraverso migliaia di scatti fotografici. Non è ancora il racconto storico al quale sarà associata la sua successiva attività divulgativa.

È qualcosa di differente: un esperimento di osservazione, una rappresentazione della città attraverso il rapporto tra movimento e immobilità. 177 scatti fotografici. Migliaia di istanti separati vengono riuniti fino a creare una continuità visiva nella quale il tempo sembra accelerare.

Il risultato non è soltanto una diversa maniera di osservare Roma. È un invito a interrogarsi su ciò che significa vivere in una città costruita sopra secoli di memoria.

Roma attraverso i secoli: il passaggio dall’antichità alla città contemporanea. Ricostruzione artistica.

La tecnica che trasforma il tempo Per comprendere il significato di questo lavoro, dobbiamo innanzitutto conoscere la tecnica utilizzata. Il time-lapse è una forma di ripresa nella quale una serie di fotografie, realizzate a intervalli regolari, viene successivamente montata e riprodotta in rapida successione. Il tempo reale viene così compresso.

Un movimento che normalmente richiederebbe diversi minuti può svolgersi davanti ai nostri occhi in pochi secondi. Il passaggio delle nuvole diventa una corsa attraverso il cielo, le ombre sembrano scivolare rapidamente sui palazzi e il movimento delle persone assume un ritmo molto più veloce rispetto alla realtà. Il principio è semplice, ma le sue conseguenze visive sono straordinarie.

Nella vita quotidiana siamo abituati a osservare il mondo seguendo il ritmo naturale degli avvenimenti. Una persona attraversa una piazza in qualche minuto. La luce impiega ore per cambiare direzione.

Il tramonto procede lentamente, tanto che spesso ci accorgiamo della sua conclusione soltanto quando il cielo è ormai diventato scuro. Il time-lapse modifica questa percezione. Ci permette di osservare in pochi istanti trasformazioni che normalmente sfuggono alla nostra attenzione.

Non si tratta di viaggiare nel tempo, naturalmente, ma di rappresentarlo in maniera diversa. E quando questa tecnica viene applicata a Roma, il risultato assume un significato particolare. Perché la Capitale non è soltanto una città attraversata dal tempo.

È una città che conserva, nelle proprie architetture, le conseguenze materiali del suo passaggio. Due tempi nella stessa città Esiste il tempo degli uomini ed esiste quello dei monumenti. Il primo si misura attraverso la durata di una vita, il susseguirsi delle giornate, le abitudini, gli incontri e i cambiamenti che accompagnano l'esistenza di ciascuno.

Il secondo sembra procedere con una lentezza differente. Un edificio può sopravvivere a chi lo ha progettato, a chi lo ha costruito e persino alla civiltà che lo ha considerato indispensabile. Può perdere la propria funzione originale, essere restaurato, modificato o trasformato in qualcosa di completamente diverso.

E tuttavia continuare a esistere. Roma offre innumerevoli esempi di questa straordinaria capacità di sopravvivenza. Pensiamo al Colosseo.

, durante il regno dell'imperatore Tito.

Nacque come luogo destinato ai grandi spettacoli pubblici, all'interno di una società nella quale il divertimento collettivo poteva assumere forme profondamente differenti rispetto alla sensibilità contemporanea. Migliaia di spettatori raggiungevano le gradinate per assistere ai combattimenti gladiatori e alle cacce con animali, all'interno di una struttura che rappresentava anche la potenza e le capacità organizzative dell'Impero. Ma la storia dell'edificio non terminò con la fine dei suoi spettacoli.

Nel corso dei secoli il Colosseo conobbe trasformazioni, danneggiamenti, riutilizzi e interventi di conservazione. Le sue pietre furono testimoni di una città che cambiava potere politico, religione dominante, abitudini e organizzazione sociale. Oggi milioni di persone riconoscono immediatamente la sua sagoma.

Eppure, gli uomini che lo visitano appartengono a un mondo profondamente diverso da quello dei suoi primi spettatori. Il monumento è ancora presente, mentre la società che lo costruì è scomparsa da molti secoli. Questo contrasto ci aiuta a comprendere il significato più profondo del rapporto tra Roma e il tempo.

La città conserva la memoria di epoche che non esistono più, ma continua contemporaneamente a produrre nuove storie. Le pietre non sono immobili come sembrano Sarebbe però un errore considerare i monumenti come oggetti completamente estranei al cambiamento. La loro apparente immobilità nasconde spesso vicende complesse.

Molti edifici romani non hanno conservato la funzione per la quale erano stati costruiti. Altri sono stati smontati, spostati, ampliati o reinterpretati. Un esempio particolarmente significativo è rappresentato dagli obelischi.

Queste alte strutture monolitiche, oggi caratteristiche di numerose piazze romane, appartengono a una storia che supera perfino i confini geografici e cronologici della città. Diversi obelischi furono realizzati nell'antico Egitto e trasportati a Roma dagli imperatori. La loro presenza nell'Urbe esprimeva il potere di una civiltà capace di dominare territori lontani e di appropriarsi dei simboli monumentali dei popoli conquistati.

Ma il loro viaggio non terminò nell'antichità. Nel corso del Medioevo alcuni caddero, furono danneggiati o rimasero sepolti. Durante il Rinascimento e nei secoli successivi molti vennero recuperati e innalzati nuovamente, spesso in posizioni differenti rispetto a quelle

originali. Pensiamo all'obelisco Flaminio, che oggi domina piazza del Popolo. C.

e collocato nel Circo Massimo. Molti secoli dopo, nel 1589, fu innalzato nella piazza dove possiamo ancora ammirarlo. Quello stesso monumento ha quindi attraversato civiltà, religioni e sistemi politici differenti.

Non è rimasto semplicemente immobile davanti al tempo. È stato protagonista di una storia fatta di spostamenti, nuove interpretazioni e trasformazioni urbanistiche. La sua presenza attuale è il risultato di decisioni umane compiute in epoche lontanissime tra loro.

Ecco perché osservare un monumento soltanto come un oggetto antico significa conoscere appena una parte della sua storia. Ogni pietra possiede una biografia. E alcune di queste biografie sono molto più avventurose di quanto potremmo immaginare.

Le fontane e il movimento dell'acqua Tra gli elementi che contribuiscono maggiormente all'identità visiva di Roma vi sono le fontane. L'acqua introduce nel paesaggio urbano una forma particolare di movimento. A differenza delle facciate e delle colonne, una fontana monumentale è progettata per accogliere qualcosa che non smette mai di cambiare forma.

L'acqua scorre, cade, si divide, si raccoglie e riprende il proprio percorso. Le strutture architettoniche rimangono relativamente stabili, mentre il loro elemento principale è in continuo movimento. Anche in questo caso il contrasto tra immobilità e trasformazione diventa particolarmente evidente.

Ma le fontane romane non sono soltanto opere decorative. La loro storia è collegata a quella dell'approvvigionamento idrico della città. Nell'antichità gli acquedotti costituivano una delle realizzazioni più importanti dell'ingegneria romana.

Consentivano di trasportare grandi quantità d'acqua da sorgenti anche molto distanti, utilizzando percorsi attentamente progettati e sistemi capaci di sfruttare la pendenza del terreno. L'acqua alimentava terme, fontane pubbliche, abitazioni e numerose altre strutture. In seguito, con il cambiamento delle condizioni politiche ed economiche e con il deterioramento di parte delle infrastrutture, la rete idrica subì profonde trasformazioni.

Nei secoli rinascimentali e barocchi il recupero e la riorganizzazione degli acquedotti contribuirono alla creazione di nuove fontane monumentali. L'acqua tornò così a essere anche uno strumento di rappresentazione del potere, della ricchezza e del prestigio urbano. Una fontana poteva celebrare un pontefice, trasformare una piazza o diventare il centro scenografico di un intero quartiere.

Ciò che oggi osserviamo come un elemento naturale del paesaggio romano è dunque il risultato di lunghi processi storici. Dietro il movimento continuo dell'acqua si nascondono capacità tecniche, scelte politiche, interventi artistici e trasformazioni della città. E quel movimento incessante offre un'immagine quasi perfetta del passare del tempo.

L'acqua che vediamo oggi non è quella che scorreva ieri. La fontana, invece, continua a raccontare la propria storia. La Roma che non esiste più Esiste un altro aspetto che il confronto tra immagini e tempo ci invita a considerare.

Non tutto ciò che sembra antico è rimasto immutato. E non tutto ciò che apparteneva alla Roma del passato è arrivato fino a noi. La città che osserviamo oggi è il risultato di una lunga successione di costruzioni e demolizioni.

Durante i secoli interi quartieri sono cambiati aspetto, le strade sono state allargate, gli edifici sostituiti e nuovi monumenti hanno preso il posto di strutture precedenti. Una trasformazione particolarmente importante si verificò dopo l'unificazione italiana. Nel settembre 1870, con la presa di Roma, terminò il potere temporale del papa sulla città.

Nel febbraio 1871 una legge sancì ufficialmente Roma come capitale del Regno d'Italia. Questa nuova funzione politica comportò importanti cambiamenti urbanistici. La città doveva accogliere ministeri, uffici, funzionari, nuove infrastrutture e una popolazione in crescita.

Vennero aperte strade, costruiti edifici pubblici e sviluppati nuovi quartieri. Il Tevere, che per secoli aveva rappresentato contemporaneamente una risorsa economica e una minaccia a causa delle sue frequenti piene, fu interessato dalla costruzione di grandi argini. Nel corso del Novecento ulteriori interventi modificarono profondamente alcuni settori del centro storico.

Le demolizioni legate all'apertura di nuove arterie e alla valorizzazione monumentale di determinati luoghi cancellarono parti importanti del tessuto urbano precedente. Si tratta di un aspetto fondamentale per comprendere Roma. Il suo aspetto attuale non è il

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