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Non voglio avere vent'anni di meno Forse un giorno riusciremo a guardare una fotografia di quando eravamo giovani senza pensare: Vorrei tornare lì. Potremo sorridere e dire:
“Quella ero io. E sono felice di averla vissuta.”
Poi potremo guardare la donna nello specchio. Con le sue rughe. Le sue imperfezioni. La sua storia. La sua forza. E aggiungere:
“Ma questa sono io oggi. E voglio conoscere tutto ciò che posso ancora diventare.”
Forse è proprio qui che la parola menopausa comincia finalmente a per dere il suo peso. Perché non rappresenta più soltanto qualcosa che finisce. Diventa una soglia. E oltre quella soglia non troviamo una donna che vale meno. Troviamo una donna che, forse per la prima volta dopo molti anni, può scegliere di vivere senza chie dere al tempo il permesso di sentirsi ancora pienamente viva.
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CAPITOLO 3 Salutare la donna che sono stata
Arriva un momento della vita in cui guardarsi indietro non significa necessariamente avere nostalgia. Significa comprendere. Ci voltiamo e vediamo t ante versioni di noi stesse. La ragazza che eravamo. La giovane donna piena di progetti. La donna innamorata. La moglie, la compagna, la madre. La donna che lavorava, correva, organizzava, risolveva. Quella che qualche volta ha avuto paura. Quella che ha s bagliato. Quella che ha ricominciato. Quella che ha sorriso anche quando avrebbe voluto piangere. Sono tutte ancora dentro di noi. Eppure nessuna di loro è esattamente la donna che siamo oggi. Forse crescere significa anche questo: imparare a salutare con gratitudine ciò che siamo state, senza sentirci obbligate a rimanere per sempre la stessa persona. • • •
Quante donne sono vissute dentro di me?
Se ripenso alla mia vita, mi accorgo che non sono stata una donna sola. Sono stata molte donne. Ho avuto desi deri che oggi non ho più. Ho creduto in cose che il tempo mi ha insegnato a guardare diversamente. Ho incontrato persone che pensavo sarebbero rimaste per sempre e altre che sono entrate nella mia vita quando meno me lo aspettavo. Ho cambiato opinioni. Ho imparato. Ho perso. Ho conquistato. E ogni esperienza ha lasciato qualcosa. La donna che sono oggi è fatta anche di tutte quelle che sono stata. Non devo rinnegarle. Ma non devo nemmeno continuare a vivere secondo le loro scelte. • • •
La ragazza che ave va fretta di diventare grande
Da giovani abbiamo spesso fretta. Vogliamo diventare adulte. Vogliamo amare. Costruire. Partire. Realizzarci. Ci sembra che la vita vera debba ancora cominciare. Poi gli anni passano e quasi sorridiamo pensando a quella fretta . Perché scopriamo che la vita non comincia in un momento preciso. La vita accade mentre siamo occupate a programmarla. Quella ragazza aveva sogni bellissimi. Ma aveva anche paure che oggi forse non abbiamo più. Aveva bisogno dell'approvazione degli altri. Aveva bisogno di sentirsi scelta. Forse non sapeva ancora scegliere se stessa. Oggi possiamo guardarla con tenerezza. Non per giudicarla. Per ringraziarla. È stata lei a portarci fin qui. • • •
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La donna che voleva essere tutto Poi siamo cresciute. E per molte di noi è iniziata la stagione del fare. Fare bene. Fare presto. Fare per tutti. Essere presenti. Essere affidabili. Essere forti. Abbiamo imparato a tenere insieme molte cose. Il lavoro. La famiglia. La casa. Gli affetti. L e responsabilità. Le preoccupazioni. E qualche volta abbiamo confuso il nostro valore con la nostra capacità di essere indispensabili. Se tutti avevano bisogno di noi, allora significava che eravamo importanti. Ma essere necessarie non è la stessa cosa che essere amate. E soprattutto non significa essere felici. • • •
La maternità e quella parte di noi che cambia per sempre
Per chi ha vissuto la maternità, diventare madre può trasformare profondamente il rapporto con il tempo e con se stessa. Improvvisamente esiste qualcuno che viene prima. Qualcuno da proteggere. Da accompagnare. Da ascoltare. Da crescere. È un amore enorme. Ma proprio perché è così grande, qualche volta può occupare quasi tutto lo spazio. Gli anni passano. I figli cr escono. Diventano più autonomi. Costruiscono la loro vita. Ed ecco che può comparire una domanda inattesa:
E adesso, chi sono io oltre il mio essere madre?
Non è una domanda egoista. È una domanda necessaria. Essere madre può essere una parte meravigliosa della nostra identità. Ma non è tutta la nostra identità. Dentro quella madre continua a esistere una donna. • • •
Essere compagna senza smettere di appartenersi
Anche l'amore cambia con gli anni. All'inizio di una relazione ci scopriamo. Poi costruiamo abitudini. Condividiamo responsabilità. Attraversiamo periodi felici e momenti più complicati. E qualche volta, senza accorgercene, diventiamo bravissime a essere una coppia e dimentichiamo di essere anche due individui. Amare qualcuno non dovrebbe signifi care scomparire dentro la relazione. Possiamo condividere la vita senza rinunciare alla nostra identità. Possiamo avere interessi personali. Amicizie. Spazi. Sogni. Silenzio. La maturità può diventare il momento in cui impariamo una forma d'amore più liber a:
ti amo, ma non devo perdermi per amarti. • • •
Tutto quello che abbiamo fatto perché “si doveva” Ci sono due parole che hanno guidato molte vite:
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si deve. Si deve essere disponibili. Si deve mantenere la famiglia unita. Si deve essere pazienti. Si dev e sopportare. Si deve pensare prima agli altri. Si deve fare bella figura. Si deve evitare di deludere. Ma chi ha scritto tutte queste regole? E soprattutto: ci appartengono ancora? Forse alcune sì. Altre no. La maturità ci offre la possibilità di riesamin are le regole che abbiamo seguito per anni e domandarci se vogliamo continuare a seguirle. • • •
I sogni che abbiamo messo in un cassetto
Quasi tutte abbiamo un cassetto invisibile. Dentro ci sono le cose che avremmo voluto fare. Un viaggio. Un corso. Un 'attività. Un progetto. Un libro da scrivere. Una città da visitare. Una passione da coltivare. Qualche volta abbiamo rimandato per necessità. Altre volte per paura. Altre ancora perché sembrava che ci fosse sempre qualcosa di più importante. E così abbiam o detto: Un giorno. Ma c'è una domanda che prima o poi dobbiamo avere il coraggio di farci:
quando arriverà quel giorno?
Forse non dobbiamo recuperare tutti i sogni del passato. Alcuni non ci interessano più. Ma quelli che continuano a tornare nei nostri p ensieri meritano almeno di essere ascoltati. • • •
Le rinunce che nessuno ha visto
Non tutte le rinunce vengono riconosciute. Alcune sono piccole. Quasi invisibili. Una sera in cui avremmo voluto uscire e siamo rimaste a casa. Un'opportunità lasciata andare. Un desiderio rimandato. Un silenzio scelto per evitare un conflitto. Una parte di noi messa da parte perché in quel momento qualcuno aveva più bisogno. Non serve trasformare queste rinunce in rimpianti. Ma possiamo riconoscerle. Possiamo dirci:
“Sì , anche questo ha fatto parte della mia storia.”
Riconoscere ciò che abbiamo dato non significa presentare il conto agli altri. Significa comprendere quanto abbiamo investito nella vita che abbiamo costruito.
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Le scelte che rifarei
Guardarsi indietr o non significa vedere soltanto ciò che avremmo potuto fare diversamente. Ci sono anche scelte che rifaremmo mille volte. Persone che sceglieremmo ancora. Momenti che vorremmo rivivere esattamente nello stesso modo. Battaglie che rifaremmo. Amori che amere mmo di nuovo. Decisioni che ci hanno rese ciò che siamo. La consapevolezza non deve trasformare il passato in un processo. Non siamo qui per giudicare la nostra vita. Siamo qui per comprenderla. • • •
E le scelte che oggi farei diversamente
Poi ci sono g li errori. Tutte ne abbiamo. Abbiamo dato fiducia a chi forse non la meritava. Siamo rimaste troppo a lungo in alcune situazioni. Abbiamo detto sì quando volevamo dire no. Abbiamo taciuto quando avremmo voluto parlare. Abbiamo avuto paura. Ma c'è una grand e ingiustizia che possiamo commettere verso noi stesse: giudicare la donna di ieri con la consapevolezza della donna di oggi. Allora non sapevamo ciò che sappiamo adesso. Abbiamo scelto con gli strumenti che avevamo. Possiamo imparare senza condannarci. • • •
Perdonare la donna che non sapeva ancora
Il perdono più difficile, qualche volta, è quello verso noi stesse. Ci perdoniamo poco. Ricordiamo perfettamente gli errori. Le parole che non avremmo dovuto dire. Le occasioni perse. Le persone che abbiamo la sciato entrare troppo vicino. E continuiamo mentalmente a riscrivere alcune scene. Avrei dovuto... Se avessi saputo... Perché non ho... Ma non possiamo costruire serenità continuando a processare il passato. Possiamo guardarlo. Comprenderlo. Imparare. E poi lasc iarlo andare. • • •
Il senso di colpa quando cominciamo a scegliere noi stesse
C'è qualcosa di curioso. Possiamo trascorrere anni a prenderci cura degli altri senza sentirci particolarmente virtuose. Ci sembra normale. Poi decidiamo di dedicare un pomeri ggio a noi stesse e compare il senso di colpa. Dovrei fare altro. Dovrei essere con qualcuno.
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Sto perdendo tempo. Perché? Perché per molte donne prendersi cura degli altri è stato considerato un dovere, mentre prendersi cura di sé quasi un lusso. È una con vinzione che possiamo cambiare. Il nostro benessere non viene dopo tutto il resto. Fa parte della nostra vita. • • •
Imparare a dire no senza spiegare troppo
Una delle libertà più belle della maturità può essere imparare a dire no. Un no gentile. Un no rispettoso. Ma un no vero. Non voglio. Non posso. Non mi fa stare bene. Non è il momento. Per anni abbiamo accompagnato i nostri no con lunghissime spiegazioni. Come se avessimo bisogno di dimostrare che avevamo una ragione abbastanza importante per scegliere noi stesse. Non sempre serve. A volte “no, grazie” è una frase completa. • • •
Non deve più essere indispensabile
Questo può essere difficile. Soprattutto quando per anni abbiamo costruito una parte della nostra identità sull'essere necessarie. Ma permettere agli altri di fare da soli è anche una forma d'amore. I figli possono scegliere. Il partner può occuparsi delle proprie cose. Gli altri possono risolver e alcuni problemi senza di noi. E noi possiamo finalmente smettere di correre ogni volta che qualcuno chiama. Essere amate è molto più bello che essere indispensabili. • • •
Quando la casa diventa più silenziosa
In alcune fasi della vita anche la casa ca mbia. I figli possono andare via. Le abitudini familiari cambiano. Le giornate hanno un ritmo diverso. All'inizio quel silenzio può sembrare vuoto. Poi possiamo scoprire qualcosa.
Lo spazio. Spazio per leggere. Per camminare. Per viaggiare. Per stare con i l partner in modo diverso. Per coltivare amicizie. Per imparare qualcosa. Per non fare assolutamente niente senza sentirci in colpa. Il vuoto non è sempre assenza. Qualche volta è spazio che aspetta di essere riempito in modo nuovo. • • •
Quanto della mi a vita ho scelto davvero io?
Questa è una domanda importante. E forse anche scomoda. Non dobbiamo rispondere subito. Possiamo semplicemente lasciarla dentro di noi.
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Quanto della vita che ho vissuto l'ho scelto davvero io? Alcune cose le abbiamo scelte. Alt re sono accadute. Altre ancora le abbiamo accettate perché sembravano inevitabili. Non possiamo modificare ciò che è stato. Ma possiamo fare una seconda domanda:
Quanto della vita che mi resta voglio scegliere io?
Ed è qui che tutto cambia. • • •
Non è t roppo tardi per cambiare idea
C'è una frase che dovremmo cancellare: Ormai è troppo tardi. Troppo tardi per cosa? Per imparare? Per viaggiare? Per innamorarsi? Per cambiare lavoro? Per iniziare a dipingere? Per scrivere? Per ballare? Per avere nuovi amici? Per prendersi cura di sé? Finché esiste un desiderio autentico, vale la pena almeno ascoltarlo. Non tutto sarà possibile. Ma molto più di quanto immaginiamo potrebbe esserlo. • • •
Salutare non significa dimenticare
Quando dico salutare la donna che son o stata , non intendo cancellarla. Al contrario. Vorrei prenderla simbolicamente per mano. Guardarla. Ringraziarla. Dirle:
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Hai fatto quello che potevi.
Hai amato come sapevi.
Hai sbagliato qualche volta.
Hai avuto paura.
Hai avuto coraggio.
Mi hai portata f in qui.
E poi lasciarla riposare. Perché non deve più decidere al posto nostro. • • •
Un esercizio: incontrare la donna che eri Prendi una fotografia di te di molti anni fa. Una fotografia che ami. Guardala per qualche minuto. Non guardare soltanto il vi so. Cerca di ricordare la donna che eri in quel momento. Che cosa desiderava? Che cosa temeva? Chi amava? Che cosa non sapeva ancora della vita? Poi prendi il tuo quaderno e scrivile poche righe. Comincia così:
“Cara me, oggi vorrei dirti...”
Non correggere. Non cercare belle parole. Scrivi. Potresti sorprenderti di ciò che emerge. • • •
E adesso guarda la donna che sei
Dopo aver guardato quella fotografia, vai davanti allo specchio. Questa volta non cercare rughe. Non guardare i capelli. Non osservare ciò che è cambiato. Guarda soltanto i tuoi occhi. E chiediti:
“Che cosa so oggi che allora non sapevo?” Forse la risposta sarà enorme. Perché tra quella fotografia e quello specchio c'è tutta la tua vita. • • •
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Non voglio tornare indietro Posso avere nostalg ia. Posso ricordare con tenerezza. Posso desiderare per un momento un corpo più giovane o l'energia che avevo un tempo. È umano. Ma non voglio vivere voltata all'indietro. La mia vita non è dietro di me. Una parte importante è ancora davanti. E voglio esse rci. Presente. Curiosa. Consapevole. Non voglio essere prigioniera della donna che ero. Voglio darle un posto nel mio cuore e poi permettermi di continuare. Perché rinascere non significa cancellare la propria storia. Significa prendere tutto ciò che la vi ta ci ha insegnato e usarlo per scegliere con maggiore libertà ciò che verrà.
Ringrazio la donna che sono stata.
Ma adesso voglio conoscere la donna che posso ancora diventare.
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CAPITOLO 4 Guardarsi allo specchio e riconoscersi ancora
Ci guardiamo allo specchio ogni giorno. A volte velocemente, mentre ci prepariamo. Altre volte con maggiore attenzione. Sistemiamo i capelli, osserviamo il viso, scegliamo un vestito, mettiamo un po' di rossetto. Poi arriva un momento della vita in cui lo specchio sembra ra ccontarci qualcosa di diverso. Non vediamo soltanto la nostra immagine. Vediamo il tempo. Una piccola ruga che prima non c'era. La pelle meno compatta. I capelli che cambiano. Il corpo che assume forme differenti. E può capitare di guardarci e pensare: Qua ndo è successo? Perché dentro di noi non ci sentiamo improvvisamente diverse. La nostra voce interiore è ancora lì. La curiosità è ancora lì. La voglia di vivere, di amare, di ridere, di sentirci belle è ancora lì. Eppure l'immagine cambia. È proprio in qu esto spazio, tra ciò che sentiamo dentro e ciò che vediamo fuori, che possiamo costruire un nuovo rapporto con noi stesse. • • •
Quando lo specchio diventa troppo severo
Lo specchio non giudica. Siamo noi a farlo. Vediamo una ruga e immediatamente pensia mo che dovrebbe sparire. Vediamo qualche chilo in più e immaginiamo che il nostro corpo dovrebbe essere diverso. Notiamo una macchia sulla pelle, un capello bianco, un contorno meno definito. E in pochi secondi dimentichiamo tutto il resto. È curioso quant o possiamo essere severe con noi stesse. Guardiamo un'amica della nostra età e riusciamo a trovarla bella. Vediamo il suo sorriso. La sua eleganza. La luce nei suoi occhi. Poi guardiamo noi stesse e diventiamo improvvisamente giudici inflessibili. Forse è arrivato il momento di imparare a guardarci con la stessa gentilezza con cui guardiamo le donne a cui vogliamo bene. • • •
Il volto che cambia racconta una storia
Il volto che abbiamo oggi non è quello dei vent'anni. E non deve esserlo. Ogni linea racconta qualcosa. Gli anni trascorsi. Le preoccupazioni. Le risate. Le notti insonni. Le emozioni. Gli amori. Le perdite. Le rinascite. Non voglio romanticizzare ogni segno dell'età. Ci sono cambiamenti che possiamo non amare. È normale. Accettarsi non si gnifica svegliarsi ogni mattina entusiaste di ogni ruga. Significa qualcosa di più realistico:
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non permettere a una ruga di decidere quanto valiamo. • • •
La distanza tra come mi sento e come appaio
Una delle sensazioni più particolari della maturità è q uesta. Dentro possiamo sentirci molto più giovani dell'età che abbiamo. Non giovani nel senso anagrafico. Giovani nella curiosità. Nella voglia di fare. Nel desiderio di imparare. Nel piacere di vestirci bene. Nella capacità di entusiasmarci. Poi vediamo u na fotografia e quasi ci sorprendiamo. Questa distanza può essere strana. Ma forse non dobbiamo colmarla. Possiamo semplicemente accettare che siamo entrambe le cose. Siamo il corpo che porta gli anni vissuti e siamo l'anima che continua a muoversi, deside rare, immaginare. • • •
Non voglio cancellare il tempo dal mio viso Viviamo in un'epoca che ci offre infinite possibilità per modificare l'immagine. E ognuna deve sentirsi libera di scegliere ciò che la fa stare bene. Non esiste un modo moralmente superi ore di invecchiare. C'è chi ama i capelli grigi. Chi preferisce tingerli. Chi sceglie trattamenti estetici. Chi non ne sente alcun bisogno. La libertà sta proprio qui.
Scegliere senza vergogna e senza obbligo.
Il problema nasce quando non facciamo più qual cosa perché ci piace, ma perché abbiamo paura di apparire della nostra età. Prendersi cura di sé è bellissimo. Avere paura del proprio volto è un'altra cosa. • • •
La bellezza non finisce: cambia linguaggio
La bellezza dei vent'anni può essere immediata. Quella della maturità spesso si scopre lentamente. È nello sguardo. Nel modo di parlare. Nel portamento. Nella sicurezza. Nella capacità di ascoltare. Nel modo in cui una donna entra in una stanza senza avere bisogno di attirare l'attenzione di tutti. Ci sono donne mature che possiedono una presenza straordinaria. Non perché sembrano più giovani. Ma perché sembrano pienamente se stesse. Questa, per me, è una delle forme più affascinanti della bellezza. • • •
Eleganza: quando smettiamo di inseguire e comi nciamo a scegliere
Con gli anni può cambiare anche il nostro modo di vestirci. Non perché esistano abiti “da donna matura”. Questa idea non mi piace. Esistono abiti nei quali ci sentiamo bene e altri nei quali non ci riconosciamo. Forse prima