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Copertina di Oltre il tempo, oltre la distanza

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Romanzi e letteratura · Narrativa contemporanea · Romance

Oltre il tempo, oltre la distanza

Un amore che non conosce fine

Scritto da Vincenza Scileppi

418 pagine0 lettoriNuovo nel catalogo

Due vite lontane. Un incontro imprevisto. Un sentimento che nessuno potrà mai cancellare.

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«Traduzione corretta: mezz’ora.»

«Vai, ti raggiungo.»

Veronica aveva preso la borsa ed era uscita dalla stanza. Entrando nella terrazza cercò un tavolo libero. Poi vide Matteo. Questa volta sorrise quasi senza volerlo. Tre volte. Cominciava a diventare curioso. Matteo notò il sorriso, ma non poté sapere se fosse rivolto a lui. Per prudenza distolse lo sguardo. Veronica scelse un tavolo poco distante. Il cameriere si avvicinò.

«Buongiorno, signora.»

«Buongiorno. Un cappuccino, per favore.»

«Certamente.»

Veronica controllò il telefono. Nessun messaggio importante. Lo appoggiò sul tavolo. Pochi minuti dopo arrivarono il cappuccino, un cestino di pane, marmellate e qualche cornetto. La mattina avrebbe potuto continuare così. Ognuno al proprio tavolo. Ognuno nella propria vita. Ma a volte basta pochissimo per cambiare la direzione di una giornata. Una folata di vento attraversò la terrazza. Un tovagliolo di carta si sollevò dal tavolo di Veronica. Lei provò a prenderlo, ma il vento fu più veloce. Il tovagliolo finì a terra, accanto alla sedia di Matteo.

Lui si chinò, lo raccolse e si alzò. Fece pochi passi.

«Credo sia suo.»

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Veronica sollevò lo sguardo. Per la prima volta furono davvero uno davanti all’altra.

«Grazie.»

Matteo le porse il tovagliolo.

«Il vento di Capri sembra avere qualcosa contro le colazioni tranquille.»

Veronica sorrise.

«Oppure contro i tovaglioli.»

«Potrebbe essere una questione personale.»

Lei rise. Matteo riconobbe subito quella risata. Da vicino aveva qualcosa che la sera precedente non aveva potuto cogliere. Non era rumorosa né studiata. Le illuminava semplicemente il viso.

«Grazie davvero.»

«Figurati.»

Matteo tornò al proprio tavolo. Avrebbe potuto finire lì. E infatti, per qualche minuto, finì lì. Veronica bevve il cappuccino. Matteo guardò il telefono. Nessuno dei due aveva una ragione per continuare la conversazione. Poco dopo il cameriere si avvicinò a Matteo.

«Desidera altro, signore?»

«No, grazie. Aspetto mia moglie.»

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Veronica sentì quelle ultime parole. Mia moglie. Non provò delusione. Sarebbe stato assurdo. Registrò semplicemente quell’informazione. Quasi nello stesso momento il telefono di Veronica squillò. Era suo marito.

«Sei ancora giù?»

«Sì.»

«Arrivo.»

«Ti aspetto.»

Matteo sentì soltanto quelle ultime parole. Non sapeva chi fosse al telefono. E non aveva alcun motivo per interessarsene. Poco dopo i rispettivi coniugi arrivarono quasi contemporaneamente. La normalità riprese il proprio posto. Matteo e Veronica tornarono alle conversazioni con le persone accanto a loro e, terminata la colazione, presero direzioni diverse. Matteo aveva proposto una giornata in barca. Veronica e suo marito, invece, decisero di raggiungere i Giardini di Augusto. Sembrava che il caso avesse concluso il proprio lavoro.

Nel primo pomeriggio, però, il cielo cambiò improvvisamente. Nuvole scure arrivarono sull’isola e una pioggia breve ma intensa costrinse turisti e passanti a cercare riparo. Veronica e suo marito si sistemarono sotto il portico di un piccolo locale.

«Ecco il tuo programma», disse lui.

«Quale?»

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«Quello di non programmare niente.»

Veronica rise.

«Vedi? Funziona perfettamente.»

Molte persone si erano rifugiate nello stesso punto. Veronica si spostò per lasciare spazio a una coppia appena arrivata. Fu allora che sentì una voce alle proprie spalle.

«Questa volta almeno il tovagliolo è al sicuro.»

Si voltò. Matteo. Per un istante lo guardò sorpresa. Poi rise.

«Lei di nuovo.»

Matteo sollevò leggermente le sopracciglia.

«Comincio a pensare che Capri sia più piccola di quanto ricordassi.»

«Oppure scegliamo sempre gli stessi posti.»

«Anche questa è una possibilità.»

I rispettivi coniugi erano accanto a loro e la situazione rese tutto naturale. Nessun imbarazzo. Nessun segreto. Soltanto quattro persone costrette dalla pioggia nello stesso spazio. Fu il marito di Veronica a domandare:

«Vi conoscete?»

Lei scosse la testa.

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«Non proprio. Stamattina mi ha salvato un tovagliolo.»

Matteo aggiunse con finta serietà:

«Una missione molto rischiosa.»

Risero tutti. Le presentazioni arrivarono quasi inevitabilmente. Nomi pronunciati con semplicità. Quando Matteo sentì quello di lei, lo ripeté mentalmente. Veronica. Adesso quella donna non era più soltanto una risata e un volto intravisto.

«Matteo», disse lui quando arrivò il proprio turno.

Veronica annuì. Matteo. Anche lo sconosciuto aveva finalmente un nome. La pioggia continuava. La conversazione nacque senza che nessuno la cercasse. Parlarono dell’isola, del tempo, dei luoghi visitati.

«Voi da dove venite?» domandò la moglie di Matteo.

«Sassari.»

«Sardegna.»

«Sì.»

Matteo guardò Veronica.

«Quindi anche lei è abituata al mare.»

Veronica si voltò verso di lui.

«Al mare non ci si abitua.»

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La risposta arrivò naturale. Matteo restò per un istante in silenzio.

«È vero.»

Veronica percepì qualcosa nel modo in cui pronunciò quelle due parole. Non semplice cortesia. Sembrava comprensione. Come se quella frase appartenesse anche a lui.

«E voi?» chiese il marito di Veronica.

«Sorrento.»

«Allora sul mare siamo pari.»

Matteo sorrise.

«Possiamo evitare la competizione.»

«Meglio», intervenne Veronica. «Perché vinceremmo noi.»

«Questo sarebbe tutto da dimostrare.»

«Non conosce la Sardegna.»

«La conosco.»

«Allora dovrebbe darmi ragione.»

Matteo la guardò divertito.

«Preferisco conservare un minimo di dignità campana.»

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Veronica rise. Il dialogo era leggero. Nessuno avrebbe potuto trovarvi nulla di particolare. Eppure, per la prima volta, entrambi stavano osservando non più semplicemente uno sconosciuto, ma una persona. Matteo notò che Veronica parlava senza cercare di impressionare. Veronica si accorse che lui sapeva ascoltare. Quando qualcuno parlava, Matteo non interrompeva per riportare la conversazione su di sé. Sembrava davvero interessato a ciò che l’altro aveva da dire. La pioggia cominciò a diminuire.

«Credo che possiamo andare», disse il marito di Veronica.

Lei guardò fuori.

«Sì.»

I saluti furono semplici.

«Buona giornata.»

«Anche a voi.»

Matteo aggiunse:

«E tenga stretti i tovaglioli.»

Veronica sorrise.

«Farò del mio meglio.»

Poi si separarono. Matteo camminò accanto a sua moglie mentre decidevano dove andare. Rispondeva

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normalmente, ma il nome di Veronica gli rimase in mente. Veronica. Sassari. Una donna incontrata per caso. Dall’altra parte della strada, anche lei procedeva accanto al marito. Non pensava ancora a Matteo come a un uomo che potesse piacerle. Pensava alla conversazione. Alla facilità con cui avevano scherzato. Era raro sentirsi subito a proprio agio con qualcuno appena conosciuto. Forse dipendeva dalla vacanza. Dall’atmosfera. Da Capri. Sicuramente da Capri.

Nel tardo pomeriggio Matteo rimase per qualche minuto seduto su una terrazza davanti al mare mentre sua moglie entrava in un negozio. Guardò l’orizzonte. Gli tornò in mente la frase di Veronica. Al mare non ci si abitua. Sorrise. Avrebbe potuto dirla lui. Fu quello, più del suo aspetto, a incuriosirlo. Avevano condiviso un pensiero. Niente di straordinario. Eppure gli era rimasto addosso.

Quella sera Veronica aprì la finestra della camera. Il cielo era tornato limpido. Ripensò distrattamente alla giornata e ricordò Matteo. Soprattutto il modo in cui aveva risposto alla sua frase sul mare. È vero. Due parole. Ma le erano sembrate sincere. Veronica scosse la testa. Stava attribuendo troppo peso a una conversazione durata pochi minuti. Matteo era sposato. Lei era sposata. Si erano conosciuti davanti ai rispettivi coniugi. Non c’era nulla da nascondere. E soprattutto non c’era ancora nulla da capire.

Quella sera, però, entrambi possedevano qualcosa che il giorno precedente non avevano. Un nome. Matteo. Veronica. E a volte una persona comincia a entrare nella nostra vita proprio così. Prima ancora di sapere quale

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posto avrà, smette semplicemente di essere una sconosciuta.

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Capitolo 4

Quello che non si dice

La mattina successiva Matteo e Veronica non si cercarono. Non ce n’era motivo. Si erano conosciuti il giorno prima, avevano scambiato qualche parola sotto la pioggia e scoperto di avere una certa facilità nel parlare. Tutto qui. Almeno in apparenza. Matteo scese nella hall dell’albergo insieme a sua moglie. Stavano decidendo cosa fare quando incontrarono Veronica e suo marito. Per un istante nessuno sembrò particolarmente sorpreso.

«Buongiorno», disse il marito di Veronica.

«Buongiorno.»

Veronica sorrise.

«Niente tovaglioli oggi?»

Matteo la guardò.

«Sto cercando di evitare situazioni pericolose.»

«Molto prudente.»

Sua moglie rise.

«Avete già un vostro linguaggio.»

La frase fu detta con leggerezza. Matteo sorrise. Veronica anche. Nessuno diede importanza a quelle parole. Fu la moglie di Matteo a proporre una gita in barca.

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«Ieri la pioggia ci ha rovinato i programmi. Oggi potremmo recuperare.»

Il marito di Veronica guardò verso l’ingresso, oltre il quale il cielo appariva limpido.

«Per me va bene.»

Veronica esitò appena, più per abitudine che per incertezza.

«Anche per me.»

Matteo non disse nulla per qualche secondo. L’idea di trascorrere altre ore insieme gli piacque più di quanto avrebbe voluto ammettere.

«Allora è deciso», concluse.

Poco dopo erano tutti e quattro diretti verso Marina Grande.

La mattina aveva una luce chiara e il mare sembrava quasi immobile. Sul molo si incrociavano voci, passi, richiami dei barcaioli e il rumore delle corde contro le imbarcazioni. Salirono su una piccola barca insieme ad altre persone. Matteo si sistemò accanto a sua moglie. Veronica prese posto di fronte, vicino al marito. All’inizio parlarono tutti insieme. Di Capri. Del viaggio. Di quanto fosse facile, in vacanza, perdere la percezione dei giorni. Poi la barca lasciò il porto e le conversazioni si fecero più rade.

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