LIBERAMENTE.site – lo store di Scrittore.site
Copertina di La lettera che non hai mai letto

Incluso in LIBERAMENTE Plus

Romanzi e letteratura · Narrativa contemporanea · Famiglia e relazioni

La lettera che non hai mai letto

Scritto da Vincenza Scileppi

349 pagine0 lettoriNuovo nel catalogo

Una vita può cambiare anche senza che ce ne accorgiamo. Non sempre accade nel momento in cui prendiamo una decisione. A volte accade quando qualcun altro la prende al posto nostro, nel silenzio, convinto di sapere cosa sia meglio per noi. Continuiamo a vivere senza conoscere ciò che è successo davvero. Costruiamo certezze, attribuiamo responsabilità, impariamo persino a convivere con alcune assenze. Con il tempo smettiamo di fare domande, perché crediamo di possedere già tutte le risposte. Ma una verità nascosta non smette di esistere soltanto perché nessuno la racconta. Rimane da qualche parte. In un ricordo che non coincide perfettamente con quello di un'altra persona. In una data che sembra insignificante. In un gesto che, molti anni dopo, acquista improvvisamente un significato diverso. O dentro una busta che nessuno avrebbe dovuto trovare. Ed è allora che il passato ritorna. Non per chiedere di essere rivissuto, ma per essere finalmente guardato per quello che è stato. Scoprire la verità, però, non significa necessariamente trovare pace. Ci sono verità che liberano e altre che costringono a rimettere in discussione persone amate, convinzioni profonde e perfino la storia che abbiamo raccontato a noi stessi per riuscire ad andare avanti. Forse la domanda più difficile non è quanto siamo disposti a sapere. È un'altra.

Formato PDF · accesso permanente

7,99 €

Download disponibile nella tua Area lettore dopo il pagamento.

Leggi prima di acquistare

Un estratto dal libro

Apri e leggi l’estrattoAnteprima autorizzata dall’autore

Scegli prima un capitolo o un punto di partenza per la voce. Il testo accessibile è disponibile qui sotto; per i PDF l’edizione impaginata conserva pagine e immagini dell’originale.

20

Andrea la guardò. Per la prima volta da quando era

arrivato, Irene vide nel suo volto qualcosa che non

seppe interpretare. «Allora dovremo capire perché quei

documenti sono stati conservati.»

Irene rimase in silenzio. Non le piaceva quella

situazione, e ancora meno le piaceva sentirsi esclusa da

qualcosa che la riguardava direttamente. Andrea lo

comprese, perché avvicinò leggermente la sedia e

abbassò la voce.

«Dammi qualche ora. C'è un nome che compare più

volte nella pratica. Voglio capire chi sia e perché sia

collegato alla vendita.» «Quale nome?» «Vittorio Serra.»

Irene lo ripeté mentalmente. Non le suscitò alcun

ricordo. «Dovrei conoscerlo?» «Speravo di sì.»

«Non l'ho mai sentito nominare.» La risposta sembrò

preoccupare Andrea più di quanto Irene si aspettasse.

«Chi è?»

«Non lo so ancora. Ma la sua firma compare su più

documenti e nella pratica c'è un vecchio numero di

telefono.» «Chiamalo.» «È quello che voglio fare.»

«Allora fallo adesso.» Andrea accennò un sorriso, il

primo da quando era arrivato. «Non davanti a te.»

«Perché?»

21

«Perché se dall'altra parte risponde qualcuno e io

faccio le domande sbagliate, voglio avere la possibilità

di capire dalle risposte chi ho davanti. Se tu sei qui,

finirò per guardare la tua faccia invece di ascoltare la

sua voce.»

La spiegazione aveva una logica, ma Irene

continuava a non essere convinta. Rimase qualche

secondo a fissarlo, poi indicò la cartellina.

«Stasera voglio vedere tutto.» «Va bene.» «Non

soltanto quello che avrai deciso di mostrarmi.» Andrea

annuì.

Irene sostenne il suo sguardo. «Se quello che hai

trovato riguarda me, non scegliere tu cosa posso

sopportare.» L'espressione di Andrea cambiò appena.

«Non voglio farlo.» «Allora ricordalo.»

Quella volta fu lui a non rispondere

immediatamente. Poi prese la mano di Irene e la strinse

con una naturalezza che apparteneva alla loro

quotidianità più delle grandi dichiarazioni. «Stasera ti

racconto tutto.»

Irene lasciò che le tenesse la mano ancora qualche

secondo. «Anche se non avrai capito niente.» «Anche se

non avrò capito niente.»

22

Andrea pagò il caffè, raccolse la cartellina e uscì dal

bar. Irene lo seguì con lo sguardo mentre attraversava

la strada e si allontanava. Prima di scomparire dietro

l'angolo si voltò ancora una volta. Era la seconda volta

in meno di mezz'ora.

Andrea non tornò in ufficio. Camminò per alcune

strade senza una direzione precisa, cercando di mettere

ordine in ciò che aveva letto quella mattina. Quando

aveva aperto il fascicolo, il cognome Bellini gli era

sembrato soltanto una coincidenza curiosa. Conosceva

la famiglia di Irene abbastanza da sapere dell'esistenza

di quel terreno e aveva cominciato a sfogliare le carte

senza immaginare che avrebbe trovato qualcosa di

importante. Poi erano arrivate le incongruenze.

La prima riguardava la data della vendita. La

seconda, la firma della madre di Irene. La terza era più

difficile da spiegare: alcuni documenti riportavano

numerazioni e riferimenti che non appartenevano a

una normale pratica immobiliare. Andrea non era un

investigatore e non pretendeva di esserlo; lavorava in

un ufficio nel quale documenti, contratti e registrazioni

facevano parte della quotidianità, e proprio per questo

sapeva riconoscere quando una pratica era stata

costruita seguendo un ordine normale e quando,

invece, qualcuno aveva cercato di renderla difficile da

ricostruire. Quella lo era.

23

Raggiunse una cabina telefonica e prese dalla tasca il

foglietto sul quale aveva trascritto il numero trovato

accanto al nome di Vittorio Serra. Avrebbe potuto usare

il proprio telefono, ma non voleva lasciare il numero a

una persona della quale non sapeva nulla. Compose

lentamente le cifre e aspettò. Al quarto squillo rispose

una donna. «Pronto?»

«Buonasera. Cerco il signor Vittorio Serra.» Dall'altra

parte ci fu una breve esitazione. «Chi lo desidera?»

«Mi chiamo Andrea Rinaldi. Avrei bisogno di

parlargli a proposito di una vecchia pratica.» Il tono

della donna cambiò. «Quale pratica?»

Andrea si appoggiò alla parete della cabina.

«Preferirei parlarne direttamente con il signor Serra.»

«Da dove ha avuto questo numero?»

La rapidità della domanda lo mise in allarme. «Era

indicato in alcuni documenti d'archivio.» Per alcuni

secondi non sentì altro che un leggero rumore di fondo.

«Quali documenti?»

Andrea decise di non spiegare troppo. «Riguardano

una compravendita avvenuta diversi anni fa. Compare

il nome della famiglia Bellini.»

24

Il silenzio che seguì fu abbastanza lungo da fargli

capire che il cognome aveva prodotto un effetto. «Come

ha detto che si chiama?» «Andrea Rinaldi.»

«Lei conosce Irene?» Andrea si raddrizzò. Non aveva

pronunciato il suo nome. «Come fa a sapere di Irene?»

La donna non rispose. Andrea ripeté la domanda, ma

dall'altra parte sentì soltanto un respiro trattenuto.

«Signora, se quei documenti riguardano Irene ho

bisogno di capire cosa significhino.»

Quando la donna tornò a parlare, la sua voce era più

bassa. «Mi ascolti bene. Qualunque cosa abbia trovato,

la rimetta dove l'ha presa.»

Andrea strinse la cornetta. «Perché?» «Non posso

dirglielo.» «Allora mi faccia parlare con Vittorio Serra.»

Un'altra pausa.

«Non è possibile.» «Per quale motivo?» «Vittorio è

morto.» Andrea rimase immobile. «Quando?» «Molti

anni fa.»

Quella risposta apriva altre domande, ma Andrea

scelse la più semplice. «Lei chi è?» La donna non rispose.

«Signora?» «Non mi richiami.» «Aspetti. Nella pratica

c'è la firma della madre di Irene. Se sa perché—»

25

La donna lo interruppe. «Quei documenti non

dovrebbero più esistere.» La comunicazione si chiuse.

Andrea rimase con la cornetta accanto all'orecchio

ancora qualche secondo. Richiamò immediatamente,

ma nessuno rispose. Provò una seconda volta e, dopo

diversi squilli, rinunciò.

Uscì dalla cabina e aprì la cartellina sul cofano di

un'automobile parcheggiata. Fino a quella telefonata

aveva cercato una spiegazione ordinaria: un errore di

archiviazione, una data trascritta male, documenti

appartenenti a pratiche diverse finiti accidentalmente

nello stesso fascicolo. La donna aveva appena reso tutte

quelle ipotesi molto meno credibili.

Andrea riprese i fogli dall'inizio. La vendita del

terreno era soltanto la parte più evidente della pratica.

Dietro di essa comparivano tre firme che ricorrevano in

momenti diversi: quella di Vittorio Serra, quella della

madre di Irene e quella di un uomo che Andrea non

conosceva. Il nome era leggibile, ma non gli diceva

nulla. Decise di annotarlo sul foglietto accanto al

numero di telefono.

Quando voltò l'ultimo documento, vide nuovamente

l'annotazione che aveva notato quella mattina. Era stata

scritta sul retro con un inchiostro ormai sbiadito e

alcune parole risultavano quasi cancellate. In ufficio

non era riuscito a leggerla interamente; alla luce del

26

pomeriggio, invece, distinguere i segni era più semplice.

Andrea avvicinò il foglio.

Le prime parole erano incomprensibili. Più avanti

compariva una data, seguita da una breve frase della

quale riuscì a decifrare soltanto una parte. Continuò a

leggere finché arrivò all'ultima riga. Lì compariva un

nome. Irene Bellini.

Andrea tornò alla riga precedente. Lesse

nuovamente ciò che riusciva a distinguere e, per la

prima volta, comprese che quell'annotazione non

riguardava il terreno. La compravendita poteva essere

soltanto il contenitore dentro il quale era stato

conservato qualcos'altro.

Ripensò alla donna al telefono e alle parole che aveva

pronunciato senza esitazione: quei documenti non

avrebbero dovuto esistere. Non aveva detto che erano

falsi, né che Andrea avesse frainteso ciò che aveva

trovato. Gli aveva chiesto di rimetterli al loro posto.

Andrea richiuse lentamente la cartellina. Aveva

promesso a Irene che quella sera le avrebbe mostrato

tutto e non aveva intenzione di sottrarsi alla promessa,

ma adesso aveva bisogno di una risposta prima di

tornare da lei. Sul documento compariva un indirizzo

associato al nome di Vittorio Serra. Poteva essere

vecchio, la casa poteva non esistere più o appartenere

27

da anni a qualcun altro; tuttavia, dopo quella telefonata,

ignorarlo gli sembrò impossibile.

Trascrisse l'indirizzo e rimise i documenti nella

cartellina. Poi controllò l'ora. Aveva ancora abbastanza

tempo per raggiungere quel posto e tornare da Irene

prima di sera. Fece pochi passi, quindi si fermò.

Aprì di nuovo il fascicolo e osservò la data accanto

alla firma della madre di Irene. C'era un particolare che

fino a quel momento aveva considerato secondario:

accanto alla data comparivano due iniziali scritte con

una penna diversa. Le aveva viste anche su un altro

documento, ma soltanto allora si rese conto che erano le

stesse. V. S. Vittorio Serra.

Andrea rimase a fissarle, cercando di capire perché

qualcuno avesse siglato proprio quei due fogli e non gli

altri. Poi ricordò qualcosa che Irene gli aveva raccontato

molto tempo prima, durante una conversazione alla

quale allora non aveva attribuito alcuna importanza.

Controllò ancora una volta la data.

Questa volta non ebbe dubbi.

La storia che Irene conosceva e ciò che quei

documenti raccontavano non potevano essere

entrambe vere.

28

Capitolo 3

L'ultima sera

L'indirizzo conduceva Andrea in una zona della città

che conosceva poco, fatta di edifici costruiti in epoche

diverse, piccoli negozi e vecchi portoni residenziali che

sembravano essersi adattati con fatica ai cambiamenti

degli anni. Arrivò poco prima delle sei e controllò due

volte il numero civico annotato sul foglietto, perché si

aspettava di trovare una casa privata e invece si ritrovò

davanti a un edificio di tre piani, con un ingresso stretto

tra una merceria e un negozio chiuso da tempo.

Sul citofono il cognome Serra non compariva.

C'erano targhette nuove, altre scolorite e una rimasta

vuota dopo che qualcuno aveva rimosso il nome.

Andrea provò a suonare a due appartamenti, senza

ottenere risposta, e stava ormai pensando di andarsene

quando il portone si aprì dall'interno. Ne uscì un uomo

anziano che trascinava un piccolo carrello della spesa.

Andrea gli tenne la porta e, dopo averlo salutato, gli

chiese se ricordasse una persona che aveva abitato lì

molti anni prima. «Vittorio Serra.»

L'uomo smise per un istante di sistemare il carrello e

lo guardò con maggiore attenzione. «È morto.»

Andrea aveva già ricevuto quella risposta poche ore

prima, ma sentirla confermare da qualcuno che

29

sembrava aver conosciuto Serra trasformava

un'informazione ottenuta al telefono in qualcosa di più

concreto. Gli chiese se nell'edificio abitasse ancora

qualche familiare, ma l'uomo spiegò che Vittorio aveva

vissuto da solo per molto tempo. Negli ultimi anni,

tuttavia, una donna aveva cominciato a fargli visita con

una certa regolarità. «Era una parente?» «Non lo so. Non

facevo domande.» «Ricorda almeno come si chiamava?»

L'uomo scosse la testa e riprese a muovere il carrello.

Andrea lo ringraziò e stava per lasciarlo andare quando

l'anziano, dopo pochi passi, si voltò. «Lei perché cerca

Serra?»

Andrea esitò. Non aveva alcun motivo per raccontare

a uno sconosciuto ciò che aveva scoperto, ma era

arrivato fin lì proprio perché le informazioni ottenute

per vie normali non erano sufficienti. «Ho trovato

alcuni vecchi documenti nei quali compare il suo

nome.»

L'uomo sembrò irrigidirsi. «Che documenti?» «Erano

conservati insieme a una pratica immobiliare.»

La tensione sul volto dell'anziano diminuì quasi

immediatamente. Gli consigliò di rivolgersi a un notaio

e riprese a camminare, ma proprio quella reazione

convinse Andrea a raggiungerlo. Non era stata la

menzione di Vittorio Serra a preoccuparlo; era stata la

parola documenti . Quando Andrea glielo fece notare,

30

l'uomo negò inizialmente, poi si fermò e lo osservò a

lungo. «Ha detto che si tratta di una compravendita.»

«Ho detto che i documenti erano archiviati in quel

modo. Non sono più sicuro che riguardino soltanto un

terreno.»

L'anziano rimase qualche secondo senza parlare, poi

indicò il bar all'angolo della strada. «Mi offra un caffè.»

Si chiamava Cesare, anche se non volle aggiungere il

cognome. Nel locale scelse un tavolino lontano dal

bancone e rimase con il cappotto addosso, come se

volesse chiarire fin dall'inizio che quella conversazione

non sarebbe durata a lungo. Raccontò di aver

conosciuto Vittorio Serra come si conoscevano un

tempo i vicini di casa: qualche saluto sulle scale, brevi

conversazioni, raramente un caffè insieme. Non erano

amici, ma negli ultimi mesi prima della morte di Vittorio

aveva notato un cambiamento nelle sue abitudini.

Riceveva spesso visite serali e, oltre alla donna che

Andrea aveva già sentito nominare, ogni tanto arrivava

un uomo.

Cesare non conosceva il suo nome, ma ricordava una

discussione avvenuta sulle scale. Non aveva ascoltato

l'intera conversazione e non era in grado di ricostruirla;

tuttavia, una frase gli era rimasta impressa: l'uomo

aveva accusato Vittorio di voler cambiare qualcosa

quando ormai era troppo tardi. Serra gli aveva risposto

Recensioni verificate

Cosa ne pensano i lettori

Le recensioni verranno pubblicate qui solo da lettori che hanno acquistato il libro.